E' vero che preservare la memoria per noi esseri umani ha una funzione importante, forse fondamentale per certi versi. Siamo infatti convinti che il mantenere il ricordo del passato, i manufatti del passato, le semplici (e talvolta umili) testimonianze di vita del passato sia giusto e portatore di conoscenza (e talvolta riconoscenza).
Tutta l'archeologia è basata su questo, tutte le discipline legate alla restaurazione cercano di mantenere intatto il patrimonio del passato. Gli archivi, le biblioteche, i depositi predisposti (la Discoteca Nazionale per i primissimi dischi con le primissime registrazioni) e così via, hanno un valore importantissimo per la nostra cultura (intendo proprio la nostra, soprattutto italiana ed europea). Eppure è anche vero che l'arte e la memoria deve avere un inizio ed anche una sua fine, non deve necessariamente sopravvivere a tutto ed a tutti i costi.
Passare il tempo in un eterno ricordo non può essere funzionale ad un organismo, che deve anche vivere del presente e nel presente consolidare la sua esperienza di ciò che lo circonda e degli effetti della propria presenza nel mondo. A stento sono riuscito a prendere tutte le possibili fotografie da casa di mia madre, non le digitalizzo perché non credo in questo tipo di salvataggio, reale ma anche effimero. E' reale perché sì, in linea teorica, migrando da un supporto all'altro a tempo indefinito, l'informazione permarrà. Ma è anche effimero perché esiste il tempo che regola ogni cosa e ci limita intrinsecamente, dandoci delle priorità. Potremmo noi leggere tutti i libri passati? O studiare tutti i progressi compiuti in ogni campo dello scibile umano? No, come singoli non possiamo e come umanità intera tendiamo a creare stratificazioni di senso, riassunti. Il barocco, il neoclassicismo, etc. Sono semplici stratificazioni di movimenti enormi fatti di persone, di vite intere, di generazioni. Non possiamo che assaporarne di lontano l'aroma, ma non ne comprenderemo mai appieno la realtà E lo stesso è per chi ha vissuto in quel tempo, viveva la sua quotidianità, non comprendeva il suo presente come un inizio e fine.
Non ho quindi nessuna certezza, anche io mi interrogo se abbia senso procedere sui miei lavori a preservarli dalla fine, inevitabile, facendo in modo che sopravvivano alla mia morte. Che senso ha? Per chi preservarle? E come? Basterà un terremoto a seppellirle per sempre o un incendio o qualsiasi altra cosa, come un futuro parente che butterà tutto non conoscendo le istanze che hanno creato in me la gioia e la sofferenza, l'amore e la dolcezza, il senso di libertà e la costrizione e l'hanno ancorata a quei supporti. E' la vita.
(Tratto da un post su Facebook nel gruppo "Fotografia Analogica Italia")
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