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Dedicare tempo ed energie

La concezione di "impegno", inteso nel senso di tempo e di dispendio di energie fisiche e mentali, in fotografia è molto varia. Ci sono, come in tutte le discipline artistiche, aspetti teorici, aspetti tecnici ed aspetti pratici.

Per prima cosa esiste l'impegno del proprio tempo, della concentrazione e della volontà. Questo aspetto viene comunemente detto "passione", anche se secondo me è un termine fuorviante.

A cosa, in ultima istanza, dedicare questo impegno? Qual è il fine ultimo?

La fotografia può avere diverse valenze, c'è chi vive con i proventi economici della fotografia, c'è chi vive attraverso l'espressione artistica, c'è chi cerca la realizzazione personale in questo ambito.

Se si dovesse ragionare da un punto di vista di impegno ecco come considererei la ripartizione ideale del tempo:

18% studio teorico (storia/arte/etc.)
18% studio della tecnica fotografica (ripresa/sviluppo/stampa)
18% effettiva ripresa/sviluppo/stampa
18% allestimento progetti (mostre o altro)
18% visita a mostre, partecipazione a dibattiti, confronti in vari ambiti
10% riposo

Fare di più credo sia inutile e dannoso. Darsi un ritmo, una cadenza. Non smettere di studiare e di confrontarsi.

E poi c'è un altro aspetto, ossia che in un certo senso la fotografia quando inizia a far parte della nostra vita, ossia quando iniziamo davvero a frequentarla in modo ricettivo e propositivo, ci utilizza come tramite, o meglio siamo noi che diventiamo membrana (in senso biologico) tra la fotografia e noi stessi e tra noi stessi e il mondo esterno. Inizialmente possono esserci delle avvisaglie di questo fenomeno, che ciascuno vive ed affronta in modo differente. Ad esempio iniziamo a dare vita a dei sogni o a dei momenti di dormiveglia prima del sonno, dove gli atti iniziali correlati alla fotografia ci vengono alla mente in forma di immagini di utilizzo degli strumenti (macchine fotografiche, pellicole, flash da studio, esposimetri) che preludono alla fase di ripresa. Ad esempio mi viene spesso in mente prima di addormentarmi l'atto di caricare una macchina fotografica a pellicola e guardare a dorso aperto l'avanzamento dei primi due fotogrammi, azione che si compie per sicurezza, prima di iniziare una sessione di scatto che ci porterà chissà dove. Il sonno poi si impossessa di noi, ed i sogni ci traghettano in dimensioni differenti dalla nostra, ma quell'azione consolatoria che abbiamo sognato ad occhi aperti ci protegge per tutto il nostro viaggio onirico. Nella dimensione del sogno raramente ci sono poi altri riferimenti alla fotografia, poiché la dimensione attiva della fotografia è nella vita reale e questa già ci pesa il giusto.

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